Economia e Felicità
24 Febbraio 2012

Un tempo le conversazioni più belle erano quelle sull’arte, sulla letteratura, sul cinema. Oggi quelle conversazioni hanno lasciato il posto a discorsi pronunciati, più o meno a ragion veduta, dove a tenere banco è solo e sempre la crisi economica. Questa pare infatti determinare ogni scelta della nostra vita, comprese quelle che sembrerebbero dover restare lontanissime dalla sfera dell’economia. Subiscono il contagio anche le arti, per cui non c’è spettacolo o libro che non si soffermi lungamente a parlare della crisi. Questo ha senso? La domanda non è inopportuna se a porcela è il quotidiano dell’economia, il Sole24Ore che pubblica un lungo articolo sul tema della crescita “che non può essere il principale obiettivo sociale di un Paese”. Sono pertanto altrettanto importanti valutazioni come quelle sul welfare, sull’aspettativa di vita, sull’alfabetizzazione. Perché il benessere delle creature sociali non è determinato soltanto dal Pil. Ce lo dimostrano i sondaggi condotti dall’economista Easterlin il quale ha osservato che sebbene i decenni successivi alla Seconda Guerra mondiale abbiano registrato un trend consistente di crescita del reddito, questa non ha influenzato altrettanto positivamente la percezione del miglioramento della qualità della vita. Ciò accade solo all’inizio, quando cioè Paesi molto poveri registrano redditi in rapida crescita che consentono di godere di importanti miglioramenti in termini di benessere. Nelle economie avanzate ciò non avviene perché, paradossalmente, superata una certa soglia, il livello di reddito non incide più sulla soddisfazione degli individui. L’analisi potrebbe servire da spunto per abbandonare l’ossessione della crescita e guardare ad altri indicatori, in particolare all’indice di sviluppo umano. Rispetto a questo dato la classifica mondiale ci dice che è la Norvegia, seguita da Australia e Olanda, a occupare il primo posto. Il Paese risulta invece solo settimo nella classifica elaborata sulla base del reddito pro capite, dove al top sta il Qatar, il quale a sua volta non figura nemmeno tra i primi dieci posti laddove il termine di paragone è l’indice di sviluppo umano. Se da una parte dunque l’imperativo della crescita rimane categorico, dall’altra l’invito è quello di tornare ad occuparsi anche dei sogni, che a ben guardare stanno alla base di ogni crescita possibile. Asset Banca SpA




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