I tanti acronimi per misurare l'economia
20 Luglio 2011
Vi sono dei dati con cui un Paese esprime, in sintesi, la propria realtà
economica, il benessere economico e l'importanza della sua economia reale.
Partiamo dal PIL (acronimo di Prodotto Interno Lordo). E' un dato per
valutare
le economie capitalistiche; un indice del benessere nazionale che, quando
cresce, significa più produzione e quindi maggiore ricchezza economica (non
un'
equa distribuzione, ma solo una maggiore circolazione monetaria). Tale
parametro include tutto ciò che fa circolare denaro, quindi anche gli
incidenti
stradali, i disastri ambientali, gli avvocati pagati per dieci anni per
controversie interminabili, il consumo di carburante per il traffico intenso
e
quant'altro possa essere negativo per la società, ma non per l'economia di
mercato. Quindi, il PIL è un parametro che nulla ha a che vedere con il
benessere della società ed è ininfluente per capire il cambiamento nella
qualità della vita del cittadino nel tempo.
Sarebbe più utile sapere il GPI (Genuine Progress Indicator), l'indice di
progresso effettivo, che tiene conto anche degli effetti nocivi della
produzione, quali l'inquinamento, la perdita di risorse naturali, il
crimine,
ecc. Negli ultimi 25 anni tale indice è diminuito di più della metà a
livello
mondiale. Sarebbe pure importante conoscere l'HDI (Human Development Index:
Indice di Sviluppo Umano), un parametro basato oltre che sul PIL, anche
sulla
speranza e gli standard di vita, sul grado di alfabetizzazione e sull'
educazione.
Servirebbe conoscere gli indici del consumo delle risorse rispetto alla loro
possibilità di rigenerarle (biocapacità), considerando che attualmente ci
vorrebbe una superficie pari a quasi 4 volte quella del Paese per sostenere
i
nostri consumi. Servirebbe pure conoscere l'HPI (Happy Planet Index, indice
del
benessere dalla popolazione e della sostenibilità ambientale di un Paese).
Tuttavia, tali ultimi parametri nelle nostre economie sono considerati poco
importanti, tanto che non vengono mai citati dai media e dalle istituzioni.
Sarà forse perché il nostro sistema è basato sull?aumento infinito dei
consumi,
sull'accumulazione di capitale e collasserebbe sicuramente se dovesse
considerare un limite massimo di produzione da non superare, ridurre lo
sfruttamento delle risorse ai limiti di ciò che la natura può rigenerare, se
dovesse tener conto degli effetti negativi della produzione?
Augusto Mengozzi