Senza studi c'è più precarietà
10 Maggio 2011

Vi è un dato che appare lontanissimo dai soliti luoghi comuni, secondo il quale i precari sono in larghissima parte dei laureati che preferiscono scegliere di affrontare in solitudine il proprio avvenire lavorativo. Invece sembra proprio che non sia così. Lo afferma uno studio della Confederazione Generale dell'Artigianato di Mestre secondo il quale il 45,9% dei 3 milioni e mezzo di lavoratori senza contratto stabile ha conseguito solo la licenza media inferiore, pari a 1,6 milioni di persone. I laureati precari, rileva ancora la Cgia, sono appena 557mila persone circa, pari al 15,8% del totale dei lavoratori autonomi del Bel Paese, giacché si accresce di un altro 1,1% con coloro che arrivano a conseguire il diploma post laurea. La massa dei precari con basso titolo di studio - commenta in una nota il segretario degli artigiani mestrini - nell'attuale fase di crisi economica, sono color i quali sono più a rischio. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, essi svolgono mansioni molto pesanti da un punto di vista fisico e sono presenti soprattutto nel settore della cura alla persona, in quello alberghiero, in quello della ristorazione e nel comparto agricolo. E' questa la ragione per la quale l'Associazione mestrina ritiene che la formazione debba essere posta al centro di qualsiasi attività che abbia come scopo la professionalizzazione di tutti e in particolar modo di questi lavoratori. La divulgazione di questi dati ha permesso dei aprire un dibattito che ha portato una serie di commenti, tra cui quello dei sindacati. Il Segretario confederale della Cgil, ad esempio, spiega che lo studio dell' Associazione degli artigiani di Mestre rispecchia all'incirca la percentuale di cittadini italiani che, in età fra 25 e 65 anni, ha solo quel titolo di studio e dimostra l'enorme arretratezza del percorso d'istruzione italiano che è ulteriormente compresso dai provvedimenti governativi inerenti le politiche di accesso al mondo del lavoro. Non è da liquidare frettolosamente, invece, come una piccola minoranza quel 17% di laureati che sono dei precari. In Italia, commenta nella sua conclusione lo studio in esame, ci sono meno laureati che nel resto d'Europa ma, nonostante questo, il 17% è precario e i dati di Alma laurea dimostrano che esso tale rimarrà, ancora per un lungo periodo. Augusto Mengozzi




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